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classi V A e V B - anno scolastico 2005/2006

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Capire attraverso gli occhi di una ragazza ebrea: il diario di Anna Frank

Riassunto | Analisi del libro | Cosa metteresti in valigia in una situazione simile? | Lettera ad Anna |

anna frankAnna Frank è una ragazza tedesca di origine ebrea, nata a Francoforte nel 1929, che, prima di morire a soli 16 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen, ci insegna il valore della bontà nonostante il mondo disumano in cui si trova a vivere.
Perseguitati dai tedeschi, per la loro origine ebraica, lei, la sua famiglia e in seguito la famiglia Van Daan e il Dottor Dussel, furono costretti a stare nascosti in un alloggio segreto, fino a quando furono scoperti dalle SS.
Arrestati e portati nei campi di concentramento, la madre di Anna morì di consunzione e, un anno più tardi, morirono Margot e Anna, di tifo. Tre settimane dopo la loro morte (1945) gli inglesi liberarono Bergen Belsen.
Il diario di Anna Frank, fu trovato nell'alloggio segreto e consegnato, dopo la guerra, al padre di Anna, unico superstite della famiglia.
Fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947, col titolo originale Het acherhuiscil – “Il retrocasa”.

Riassunto

La vicenda comincia il 12 giugno 1942, il giorno del compleanno di Anna, quando le viene regalato un diario. Anna è una ragazza di 13 anni di origine ebrea. La sua è un'agiata famiglia e il padre esercita la professione di banchiere.
Costretti a trasferirsi ad Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni (1942), dopo l'occupazione tedesca dell'Olanda, Anna e i suoi familiari si sistemano in un alloggio segreto che si trova sopra una vecchia fabbrica di spezie. A loro si uniscono la famiglia Van Daan e il Dottor Dussel. La loro non è una convivenza felice, poiché sono costretti a vivere nascosti e segregati in locali piccolissimi, scomodi e molto freddi. È un'esperienza molto dura soprattutto per i tre ragazzi: Anna, sua sorella Margot e Peter, figlio dei signori Van Daan. Sono troppo spesso tristi e desiderosi di libertà. Anna, nei due anni di segregazione, decide di scrivere un diario, in cui racconta le sue gioie, i suoi dolori, le sue speranze.
Racconta fatti spesso banali: le discussioni sul cibo, sull’uso del bagno, le piccole insofferenze tra persone costrette a vivere troppo vicine. Lei scrive ogni lettera per un’amica immaginaria, che non esiste: Kitty. Dai suoi scritti emerge un prepotente spirito libero, senza età: sembra di poter vedere un’anima matura in un corpo di bambina, fiduciosa nell’avvenire, nella bontà dell’uomo. Spesso parla di Peter, il ragazzo di cui pian piano si accorge di essere innamorata. Non riesce quasi più a trovare un minimo di equilibrio in quell’ambiente: il padre sembra allontanarsi da lei, la madre è solo un’amica e non le dimostra affetto materno, la sorella è disperata quanto lei, il sig. Van Daan è noioso, la sig. Van Daan sempre pronta a criticare ad ogni pretesto ... Costretta a dividere la stanza col dottor Dussel, non ha più uno spazio letteralmente suo, solo il diario, suo e di nessun altro. Studia molto, le sue passioni si basano sulla storia, sul francese e sulle materie letterarie, ma odia la matematica. Per Anna in quel suo ambiente non vi è nulla di speciale, se non la sera, quando va in soffitta da Peter, per il quale prova un sentimento d’amore, da lui contraccambiato. A seguito di una segnalazione spionistica, il 4 agosto 1944 un tedesco e quattro olandesi, il diario di anna frank pagina tratta dal diario di anna frank pagina tratta dal diario di anna frank fanno irruzione nell’alloggio segreto: tutti i rifugiati clandestini vengono arrestati e l’alloggio è saccheggiato e perquisito dalla GESTAPO. Qualche giorno dopo, il gruppo di rifugiati viene avviato a Westerbork, il più grande campo di concentramento in Olanda.
Il 2 settembre 1944 i Frank sono condotti ad Auschwitz, dove il padre viene separato dalle figlie e dalla moglie, che da lì a poco, muore di consunzione. Nel febbraio 1945 Anna e Margot si ammalano di tifo e, in marzo, Anna muore, pochi giorni dopo sua sorella. Sono entrambe sepolte in una fossa comune. Tre settimane dopo le truppe inglesi liberano Bergen Belsen.

(Per ingrandire e leggere le pagine del diario di Anna Frank da noi selezionate, clicca su ciascuna di esse.)

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Analisi del libro

I personaggi principali

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Anna: è la protagonista e scrittrice del suo diario, regalatole per il suo tredicesimo compleanno, in cui descrive la vita nell'alloggio segreto.

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Margot: è la sorella di Anna. È descritta come una ragazza diligente, studiosa e molto timida.

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Peter: è il figlio del signore e della signora Van Daan. Molto amico di Margot è fortemente innamorato di Anna. È descritto come un ragazzo goffo e molto timido, soprattutto con le ragazze.

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La madre di Anna: Anna, dato il suo comportamento strano nei suoi confronti, ce la presenta più come un'amica che come una madre. Questo perché non riesce a darle nessun affetto che possa andare oltre l'amicizia di una semplice amica.

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Il padre di Anna: al contrario della madre cerca di non far mancare nulla ad Anna ed è per questo che Anna lo considera un eccellente confidente.

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Il signore e la signora Van Daan: sono i genitori di Peter, e non si presentano per niente simpatici; lui è un brontolone e lei è sempre pronta per litigare.

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Il Dottor Dussel: è il compagno di stanza di Anna. Non vanno tanto d'accordo, ma tra i due c'è della simpatia.

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Elli, Miep, Kraler, Koophuis: sono amici della famiglia Frank, Van Daan, e del Dottor Dussel, e li aiutano a nascondersi nell'alloggio segreto.

Spazio: gli ambienti in cui si svolge la vicenda, sono sempre gli stessi, quelli riguardanti l'interno dell'alloggio segreto: camere, soffitta, bagno, cucina e il vecchio ufficio.
anna frankTempo: il romanzo è stato scritto tra il 1942 e il 1944, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Stile: il linguaggio usato è molto semplice e scorrevole, caratteristico di una ragazza adolescente.
Narratore: ovviamente il narratore di tutte le vicende è la stessa Anna.
Tematiche: questo romanzo riesce a raccontare, in modo drammatico, la crudeltà cui l’uomo stesso sottopone i suoi simili, facendo però risaltare i desideri e le piccole gioie di quei ragazzi che, a loro tempo, sarebbero dovuti diventare uomini migliori, che si sarebbero schierati contro la crudeltà e l’ingiustizia, per costruire un mondo migliore. Anna col suo diario dà al lettore la possibilità di diventare una di queste persone: pacifica, comprensiva e solidale.
Commento: è una storia vera, che mostra tutti i lati positivi e negativi dell’esistenza umana. Questo romanzo è molto bello e triste allo stesso tempo. Bello perché ci fa capire veramente il senso della vita, affrontato da una ragazza di soli 13/16 anni. Triste perché tutti i desideri, tutte le idee che appartenevano ad Anna, sono state distrutte, buttate all’aria, per il semplice fatto che lei, ragazza innocente, era di origini ebree.

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E tu cosa metteresti in valigia se ti trovassi in una situazione simile?

È arrivato il momento di partire.
Speravo che questo momento arrivasse il più tardi possibile, ma non è stato così.
Vorrei che la valigia fosse enorme per contenere tutte le cose che mi servono e non rinunciare a niente, ma questo non è possibile.
Mia mamma ha bisogno di aiuto perché il tempo è breve, così ha chiamato delle sue amiche che, ogni mattina e ogni sera, vengono a portar via alcune cose pesanti, oppure cose che sono troppo grandi. La prima cosa che ho dato loro sono stati il cibo di Leo, il mio gattino, e lui stesso, nascosto nel sacchetto della spesa, per non far sospettare niente.
In valigia io ho messo vestiti, la foto di Natale dei miei compagni di scuola, la foto regalatami dai miei allenatori, con le mie compagne di pallavolo, per far sì che non mi dimentichi di loro e che siano sempre nel mio cuore.
Inoltre metto il mio pupazzo Pirimpa che mi fa ricordare le serate che passavo con mio papà a letto, prima che lui se ne andasse di casa.
Mi dispiace molto lasciare alcune cose, come ad esempio tutte le bambole e i pupazzi vinti alla sagra, ma dopotutto non posso riempire la valigia di giocattoli, perché la mamma non me lo permetterebbe.
Mi dispiace anche lasciare il mio diario segreto, dove ho descritto i giorni più belli che ho passato a scuola.
È ora di andare!
Esco dalla porta e lascio la casa con una lacrima.

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Lettera ad Anna

Lodi Vecchio, 3 maggio 2006

diariCara Anna,
sono Stefano e anch’io sono un bambino ebreo come te, ma per fortuna non ho vissuto il tuo dolore. Ho letto il tuo diario che mi ha molto colpito e ho cercato di mettermi nei tuoi panni soprattutto quando hai dovuto lasciare la tua casa per nasconderti.
Quando ho letto ciò che ti sei portata nel nascondiglio ho pensato a cosa avrei portato io.
Innanzitutto avrei portato la foto del mio cane perché, non potendo portarlo con me, la foto mi avrebbe tenuto compagnia; avrei anche portato il gioco da tavola che mi hanno regalato gli zii il giorno del mio undicesimo compleanno.
Nello zaino avrei messo Teddy, il mio peluche preferito, per ricordarmi la mia bella infanzia, inoltre avrei portato alcuni libri da leggere per passare in modo piacevole il tempo nel nascondiglio, avrei portato anche alcuni vestiti: senz’altro, la maglietta blu regalatami il giorno del mio compleanno e quei jeans strappati durante un’emozionante partita di calcio giocata insieme ai miei amici al parco.
Ti ammiro molto per tutto ciò che hai dovuto soffrire e perché sei riuscita a staccarti dalla tua vita spensierata.
Per me sarebbe stato quasi impossibile abbandonare la mia casa e le cose belle che hanno reso felici i miei undici anni di vita. E’ stato un piacere leggere il tuo diario. Stefano

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