Centro di Supporto Territoriale di Lodi, navigazione veloce.
menu principali | contenuto principale | menu secondario | piè di pagina
Scuola secondaria di I grado "A. Gramsci" - a.s. 2007/2008


menu principali
Si ringraziano l'ANPI, l'ANED, l'ANPPIA, l'ILSRECO, il Comune di Lodi, La Provincia di Lodi e l'Ufficio Scolastico Provinciale

contenuto principale

Racconta la Resistenza

I testi della 3^B

Poesie

La speranza

Vite interrotte
famiglie separate
case deserte: solo ricordi.
Nessuno più di quelle facce indifese
corpi buttati senza pietà.
Grida di dolore
spari
poi il silenzio.
I fascisti portatori di morte
di disprezzo e dolore.
Persone disperate
in un mondo confuso,
nel cuore una speranza: la libertà.
Maira M.

torna su

Dove c'è coraggio e forza morale ... là sta la libertà

Vite distrutte. Cuori bruciati. Persone messe in fila contro un muro, con una pallottola in corpo.

Il movimento chiamato "Resistenza" si sviluppò a partire dall'autunno del 1943, dopo l'armistizio dell'Italia con gli alleati. Effettivamente, da quel giorno l'Italia visse uno dei più grandi periodi di confusione di tutta la guerra: l'armistizio segnava la fine della guerra con gli alleati, eppure si continuava a combattere a fianco dei tedeschi. Da che parte stava, allora, l'Italia?
Era chiaro, invece, l'obiettivo dei partigiani.
I partigiani erano giovani che si rifiutarono di combattere per il fascismo, ma scelsero invece di radunarsi in un Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) assieme a tutti i partiti antifascisti, per dirigere la lotta contro i nazifascisti e liberare l'Italia. Ovviamente, essi agivano in particolar modo nel nord Italia, considerando che dal sud stavano risalendo tutto lo stivale gli angloamericani.
Anche a Lodi vi erano state svariate rappresaglie. Purtroppo però, a Lodi i nazisti avevano fatto in modo che dei fascisti incarcerati potessero evadere e riaprire la sede del Fascio, così che il governo della città divenisse collaborazionista. Coloro che nella nostra città decidevano di divenire partigiani, correvano un enorme rischio, ma seppero avere il coraggio di sacrificarsi, in modo che le loro morti servissero a dare una vita nuova a Lodi.
La notte vi era il coprifuoco, le armi dovevano essere consegnate e nessuno doveva assolutamente permettersi di organizzare riunioni. In poche parole, non era importante cosa pensasse la gente lodigiana. In realtà, non era importante neanche che la gente lodigiana pensasse.
Quello che realmente importava, era che i nazisti dovevano agire tranquillamente e tu, cittadino italiano, dovevi capire che non valevi niente. Valevano solamente le tue braccia, per lavorare, e le tue gambe, ma solo se qualche generale ti chiedeva di svolgere commissioni per loro.
Si diffuse un senso di ribellione nascosto al fucile puntato, nacque la consapevolezza dell’umanità e della solidarietà. Suppongo che questa fosse la Resistenza, e se anche non è qualcosa che muove due eserciti, per me è solo questa. Forse nell'ambito storico non lo è, perché quando si parla di Resistenza si intendono le azioni dei partigiani nelle città occupate dai nazisti. Come negarlo? Furono indubbiamente atti di opposizione grandiosi, azioni a cui non oso assolutamente togliere valore, ma per me la Resistenza inizia fin da quando il primo partigiano decise di non sottoporsi al volere nazista. Per me è questa quella vera.
Per me Resistenza è sinonimo di coraggio. Quel coraggio che hanno avuto uomini come Giaraudo Dalmazzo, Gaetano Pacchiarini, Giuseppe Bossi e molti altri che hanno combattuto per la loro città e sono riusciti a sopravvivere. E quel coraggio che hanno avuto quegli uomini capaci di sacrificarsi per le loro famiglie, per le loro madri e le loro mogli, per la loro città e per il loro Stato.
In poche parole, in Italia nacque la guerra civile, italiani contro italiani, ma fascisti contro partigiani. Qualcuno potrebbe dire che i fascisti vivessero meglio, senza dover temere alcuna fucilazione o verdetto negativo. In realtà la guerra era tra fascisti contro italiani liberi. Perché dove c’è coraggio e forza morale, là sta la libertà.
La popolazione italiana iniziò a sperare anche grazie all'insurrezione a Napoli, dove il popolo disarmato fece fuggire la guarnigione tedesca. Qui al nord, gli operai scioperarono per impedire che gli impianti industriali fossero trasportati fino in Germania: riuscirono a vincere la loro battaglia. Il CLN, nel 1944, cacciò i tedeschi da Firenze, reagendo così ai massacri tedeschi (per esempio Fosse Ardeatine e strage di Marzabotto).
Nell'inverno dello stesso anno, i tedeschi bloccarono gli angloamericani lungo la linea gotica. I partigiani ignorarono l'invito alla sospensione delle operazioni belliche proposto loro dagli alleati, e continuarono la lotta ponendo le basi per l’offensiva primaverile. Assieme, partigiani e angloamericani sconfissero il nemico nazista e il 25 aprile 1945, con Milano, l'Italia è liberata.
L'azione dei partigiani fu estremamente importante, soprattutto perché ci permette di usare quest'espressione: "Italia liberata". Ci risulta talmente normale usarla che ci siamo, credo, dimenticati cosa significhi. Grazie a ciò che fecero i partigiani, il nostro fu uno stato liberato: liberato, non conquistato.
L'Italia non fu un paese fascista conquistato dagli angloamericani, ma un paese che ha combattuto assieme a inglesi e americani per la sua libertà. Per alcuni potrebbe non esserci differenza, il risultato è sempre lo stesso. Invece, c’è tutta la differenza del mondo.

Vite distrutte. Cuori bruciati. Persone messe in fila contro un muro, con una pallottola in corpo.

Sono parole che fanno male, almeno per chi sa comprenderle. Vite distrutte. È giusto ricordare l'operato dei partigiani anche per questo: sono morte troppe persone, uomini e donne di tutte le età, per poter essere così ingrati da dimenticare ciò che ci hanno donato. Troppi italiani hanno deciso di andare incontro al loro fato per costruire il nostro. A troppi italiani la sorte è stata scelta da uomini che non avevano alcun diritto su loro. Troppi per poter ora dimenticare il loro operato.
Sono vite distrutte, e ciò che è distrutto così non si può ricostruire, di qualsiasi nazione o religione sia. Ora si può fare solo una cosa: fare in modo che le opere che quei partigiani hanno compiuto non siano svanite con loro, con un colpo di fucile.
Dobbiamo tenerci stretta quella cosa per cui vale veramente la pena vivere o morire, l'unica cosa che determina lo sviluppo vero e proprio di uno stato. È la stessa cosa che ha fatto nascere il coraggio nei partigiani in quegli anni, è ciò di cui maggiormente un uomo può sentire la mancanza. Non i soldi, non la potenza, né la gloria. Semplicemente la libertà. È l'unico motivo per cui un uomo può lottare fino alla fine, consapevole di poter pensare e di poter gridare i suoi pensieri a tutto il mondo.
Il motivo della nascita della Resistenza è proprio questo: la ricerca del senso di libertà, disperso da troppo tempo. Gli inglesi avevano la libertà. Gli americani l'avevano. Ma gli italiani ...i fascisti erano forse quelli più deboli. Sottostavano agli ordini nazisti e non pensavano neanche. Non conoscevano neppure quel sogno tanto bramato dai cittadini sottomessi. Come potevano, d'altronde? Il loro compito era solo fare cenni d'assenso al generale e dire "Sissignore". Espressioni sempre uguali, gesti studiati. Forse, se avessero mai provato in tutta la loro vita  quel desiderio… forse le guardie e l'esercito di Mussolini sarebbero passati ai partigiani. Perché come potrebbe un uomo rinunciare a tutto il fascino che anche solo la parola libertà provoca?

Cuori bruciati.  Troppi cuori bruciati e anime martoriate vi furono durante la ricerca di quel desiderio.

Perché la sovranità di sé stessi doveva essere così lontana?
Perché gli uomini in divisa furono senza cuore, sterminarono famiglie e famiglie solo per fermare un altro uomo?
Come furono capaci quegli uomini in divisa di essere così freddi da rapire un bambino dai suoi giochi e vedere un palla di ferro, diversa dalla sua di pezza, entrargli in corpo, spegnendolo? Come può esistere una simile freddezza?
Come potevano quegli uomini in divisa restare immuni davanti al pianto disperato di una vecchia donna quando gli amici di suo figlio ne riportavano in casa il cadavere?

Persone messe in fila contro un muro, con una pallottola in corpo. È doloroso solamente parlarne. Immagino solo gli strilli tedeschi mentre radunavano la folla.
-Ehi tu, guarda in quella casa e prendi tutti coloro che vi abitano!- un'affermazione fredda, con l'accento tipico della Germania. Una R dura che incute paura e suoni dolci resi crudeli.
-Il numero è giusto! Metteteli in fila lì, contro il muro!- un grido che non ammette alcuna replica, severo e senza pietà.
Immagino gli sguardi della gente, sconvolta e impaurita dal proprio destino. Ma forse è qualcosa che non si può immaginare.
I soldati in divisa trattengono quelle persone con sguardi arroganti e presuntuosi.   
Stanno andando a poggiarsi contro il muro tre persone. Lui è un ragazzo alto e dall'aspetto selvaggio, non può avere più di ventotto anni. A sé stringe una donna mora dal volto contratto dalla paura e dalle lacrime. La ragazza tiene in braccio una bambina che le assomiglia moltissimo e che, forse scossa dal tremito delle braccia di sua madre, piange ininterrottamente. Un soldato sembra infastidito e schiaffeggia prima lei, poi sua madre. Il ragazzo al suo fianco reagisce d'istinto e subito si ritrova accasciato a terra, con una ferita alla gola. La donna si precipita sul corpo ormai senza vita del marito, ma viene presa di peso e costretta a raggiungere il muro.
In un attimo tutte quelle persone tremanti non tremano più, ma cadono a terra senza più nulla in corpo, vuote. Anche quel flebile pianto si estingue nell'eco di montagna.

Il nostro monumento ai caduti è costituito da pietre candide posate su una collinetta del parco, recintate e coronate da una ghirlanda con il tricolore italiano. Quei massi custodiscono il valore e il sacrificio di coloro che hanno liberato la loro, la nostra  Italia.
Non so come definire la loro impresa. Hanno reso Italia la nostra Italia. Suppongo che ciò che più si avvicina a definire il mio riconoscimento per loro, sia la parola "grazie". Grazie per tutto ciò che sono stati capaci di fare, grazie per averci donato la libertà, il dono più bello che si possa ricevere.
Hanno creato le premesse di quel documento fondamentale che è alla base della nostra vita civile:la Costituzione.
Anna M.

torna su

Il mio racconto sulla Resistenza

Facciamo un salto nel passato e arriviamo nella prima metà del '900.
In Europa, la ferocia nazista incombe sulla popolazione discriminazioni, deportazioni e spargimento di sangue sono all'ordine del giorno.
In Italia, dopo l'otto settembre (data che segnò la firma dell'armistizio con gli angloamericani) gruppi di volontari dettero vita alla resistenza e formarono i primi nuclei di partigiani che con molto coraggio e forza di volontà si impegnarono per liberare l'Italia dal dominio nazifascista.
In particolare nelle regioni del nord e del centro, i partigiani operavano con azioni di sabotaggio agendo di nascosto, magari protetti dalle montagne. Cercavano però di evitare scontri frontali con il nemico, perché possedevano vecchie armi ed erano in inferiorità numerica.
I partigiani operarono fino al 1945, appoggiati dagli angloamericani, ma, soprattutto dalla gente civile, che li proteggeva, li ospitava, ne condivideva valori e ideali creando una seria e grande organizzazione per una guerra lunga e difficile.
Spesso prima ancora di combattere le battaglie con le armi contro tedeschi e fascisti, bisognava affrontare la battaglia del lavoro e del cibo, bisognava resistere alle requisizioni massicce e alle razzie che i tedeschi compivano nelle fabbriche, nelle campagne e nelle case.
Anche nel Lodigiano questo periodo fu segnato da sentimenti di paura e di speranza.
Il sollievo era dovuto al fatto che la fine della guerra sembrava prossima, ma si aveva paura di una reazione violenta da parte dei tedeschi.
Dopo l'otto settembre migliaia di militari abbandonarono le armi e si misero in cammino per ritornare a casa, ma molti di loro furono catturati nelle retate  dei tedeschi. Iniziarono così opere di salvataggio.
Le testimonianze dei sopravvissuti sono molte, mi hanno colpito in particolare quelle ricordate da Giuseppe Bossi che all'epoca era un sedicenne di Brembio.
Egli raccontò che dai convogli che arrivavano alla stazione di Lodi, si scorgevano le facce disperate di molte persone.  Esse lasciavano stranamente cadere per terra dei fogliettini di carta . Giuseppe incuriosito, li raccolse e cominciò a leggerli insieme ad un suo amico: quei bigliettini contenevano le richieste da parte di quei disperati di avvertire le famiglie della loro deportazione in Germania. Grazie a quei foglietti fu possibile contattare i parenti dei prigionieri: le mamme, le mogli, i figli ...
Sempre in quei giorni un treno si fermò su un binario morto, dai vagoni proveniva un lamento acuto, così Giuseppe si avvicinò e udì centinaia di persone che ripetevano: "Abbiamo sete, dateci dell’acqua."
Ritornò nella vicina fabbrica, la Polenghi, dove lavorava e riferì tutto al suo capo reparto. Questi gli consigliò di portare con sé, oltre all'acqua, due donne per distrarre i tedeschi e così fece.
Si avvicinò ad un vagone e diede da bere a qualche prigioniero, ma dal treno si levò un boato di lamento da parte degli altri assetati.
I tedeschi, stizziti, spararono in aria e Giuseppe fu costretto ad andarsene lasciando quel treno, la cui destinazione sarebbe stata la Germania.
Posso solamente immaginare tutto l'orrore  che avranno provato quei prigionieri , quei civili impotenti, ma penso con un crampo allo stomaco anche all'angoscia, alla trepidazione dei loro familiari.
Ritorniamo al susseguirsi degli avvenimenti. Il primo marzo 1944 i lavoratori delle fabbriche delle regioni del nord Italia, ancora occupate dai tedeschi, scesero in sciopero.
Per una settimana l'industria italiana si fermò e la produzione per i tedeschi subì un duro colpo.
I centri urbani dove il movimento fu più esteso furono Torino e Milano .
A Milano i tranvieri si fermarono per tre giorni paralizzando il trasporto pubblico. Questo fatto ebbe un grande risalto anche nelle emittenti radio dei tre grandi paesi alleati, che gridarono la loro approvazione verso l'eroismo dimostrato da quei tranvieri che avevano osato sfidare il "potere supremo" e con coraggio e dignità avevano subito le deportazioni.
Casi simili accaddero in tutte le regioni .
Molti stabilimenti vennero occupati e i rastrellamenti aumentarono in modo vertiginoso.
Alla Breda  di Sesto San Giovanni, per esempio, un ufficiale intimò gli operai dicendo: "Chi non lavora ed esce dalla fabbrica è un nemico della Germania."
I lavoratori gli risposero uscendo dallo stabilimento.
Si calcola che il 90% dei deportati per questi motivi non ritornò mai più a casa.
Io credo che questa sia stata la situazione che ha procurato più onore all'Italia di qualunque altra, perché cittadini di origini, pensieri politici e ceti sociali diversi si sono uniti come una grande famiglia per scacciare il nemico. Tale modo di agire deve essere un esempio per noi giovani , perché è la dimostrazione che i problemi vanno affrontati formando un gruppo unito evitando tensioni e disaccordi.
Mi piace concludere con un pensiero di Papa Giovanni Paolo II: "La dignità dell'uomo deve essere il motore generatore di libertà."
Dario G.

torna su

Davanti a un monumento ai caduti rifletto sul valore della Resistenza ...

Adesso che mi trovo qua, davanti a questo monumento, penso ...
Penso a quello che voi partigiani avete fatto per il futuro dell'Italia: la vostra e la nostra Patria.
In quanti avete rischiato la vita! Quanti di voi sono morti per essersi presi tanto a cuore la questione del nemico in Italia.
Tutti con lo stesso ideale, un comune desiderio ... avere un'Italia libera!
Ecco appunto avere un'Italia libera dal nemico che vi ha torturati e massacrati fino all'ultimo giorno di guerra, con i suoi metodi barbari e atroci! Quel nemico spesso sottrattosi alla giustizia mondiale. La gente subiva gli sguardi colmi di odio e spesso trasformava la rabbia in pianto. Molte volte in classe ne abbiamo parlato e ammetto che spesso è venuto a tutti un senso di pena e ammirazione per voi: è difficile capire come facevate a sopportare tutto questo.
Quanta forza interiore!
Chissà se noi ragazzi di oggi saremmo riusciti a lavorare per una causa così importante stando uniti e se necessario morire.
La Resistenza ha segnato quella che è la storia dell'Italia o meglio, la nostra storia. Ha rappresentato un evento significativo per la vita europea, ha avuto ripercussioni importanti sulle vicende del secondo dopoguerra, ma quello che voglio che si capisca in queste mie poche righe è il fatto che è solo grazie alla vostra fatica , volontà se l'Italia gode di tutto quello che ha!
Molte le persone che si sono sacrificate per questo, non  dimentichiamo i civili. Tutta la popolazione partecipava in modo attivo.
La povera gente era quella che collaborava di più, donne e giovani; le donne erano davvero speciali, pronte a sacrificarsi a qualunque prezzo.
Ricordo d'aver letto la poesia dedicata a Luigina Corvetto, una donna savonese, fucilata a settant'anni dopo aver detto ad un generale tedesco "Sono vecchia e non servo più a niente. Invece i giovani che cercate servono a qualcosa e non sarò io a darveli! Fate di me quel che volete ..." dopodiché la uccisero ...
Ecco che allora osservando tutti quei nomi sul monumento penso a come fossero quelle persone a quei tempi ... magari molte di queste conoscevano qualche mio parente ... chi lo sa?! E ripenso ancora alla testimonianza della Corvetto ... ha avuto molto coraggio per dire quelle parole.
Ed ecco che mi appaiono immagini tanto sconosciute e lontane dal mondo in cui vivo ... ma che mi sembrano tanto crudeli, quanto indimenticabili.
Quando poi qualche anziano conoscente ti racconta quello che era successo a lui diventi sempre più curioso di conoscere la nostra storia ... Che lui ha vissuto in prima persona ...
Nuove testimonianze ... sembrano non finire mai, ogni giorno c’è un particolare in più ...
Cosa avvenne anche da noi! Facile chiederselo, non sempre facile avere queste risposte da persone del Lodigiano ...
Ricordo in particolare le testimonianze di Giraudo Dalmazzo, Gaetano Picchiarini e Giuseppe Bossi.
La prima rivive la fuga da una caserma di Bolzano, un viaggio all'insegna della paura di essere scoperto e l'arrivo nelle campagne di Lodi.
La seconda invece ripensa i momenti in cui era in prigionia in Germania e la terza rievoca un episodio molto triste ... avvenuto presso la stazione di Secugnago.
Testimonianze di fuggiaschi e prigionieri che hanno aiutato il corso della storia.
E che dire adesso della Resistenza, dei partigiani commemorati in questo monumento!?
I pensieri sono tanti ...
Solo una riflessione mi viene in questo momento; le loro speranze, il loro aiuto, il loro impegno e le loro sofferenze rappresentano punti fondamentali per la nostra attuale vita civile.
Laura C.

torna su

Racconto la mia storia sulla Resistenza

Ovunque si andasse, in Francia, in Italia, camminando per strada, per la propria strada, era alto il rischio di incrociare sguardi stranieri e nemici, di coloro che con le loro divise e i loro fucili, si erano impadroniti di tutto.
Un unico sentimento univa ogni popolo che vedeva la propria patria occupata dai tedeschi: la ribellione, la resistenza.
Bisognava superare ogni rischio per riassaporare il gusto della libertà.
Era la gente comune, sia uomini che donne, sia ricchi che poveri, quella pronta a combattere e a sacrificarsi, che si riunì formando le squadre di partigiani e con poche armi e scarse munizioni iniziò la lotta di Resistenza per la libertà, con sabotaggi e attentati, assaltando caserme fasciste e tedesche, uccidendo militari nazisti.
E chi non combatteva era lì, pronto ad aiutare i partigiani, a soccorrerli, rappresentando costantemente un punto di riferimento su cui contare.
Così iniziarono i combattimenti: diverse erano le nazioni, diverse le lingue e i nomi delle organizzazioni, ma uguali i sentimenti di ribellione.
Anche qui nel Lodigiano, per le strade dove ora noi giovani corriamo, dove tutto ora è tranquillo, si è combattuto per la libertà.
E quei giovani che combattevano erano i nostri nonni, che ancora oggi ricordano orgogliosi quei momenti, quelle loro avventure.
Non si sono piegati al nemico, ma si sono battuti, divenendo così un tassello indispensabile per completare lo scenario definitivo della liberazione d'Italia.
Mi commuovono alcune testimonianze.
Ricordo monsieur  Larraine, un avvocato francese.
Quando venne tra i partigiani italiani dicevano di lui: "Nessuno della banda che lo accolse lo considerò straniero. Era proprio dei nostri, un partigiano e aveva le stesse idee nostre. Parlava di giustizia e di libertà. Voleva bene all'Italia come all'Austria, come a tutta l'Europa. E a tutta l'Europa per la stessa cosa: la musica, l'animo degli uomini che non è diverso e l'anima delle cose che è uguale dappertutto e non ha confini."
Quando i tedeschi lo catturarono gli strapparono gli occhi. Glieli strapparono, perché aveva saputo scorgere cose di cui essi avrebbero ignorato per sempre l'esistenza. Proprio per questo moriva: per aver visto.
Gli altri uccidevano perché erano ciechi.
Queste persone hanno preparato per noi un'Italia libera e un'Europa unita.
Maria Noemi G.

torna su

Riflessioni e testimonianze

Dopo l'otto settembre molte persone nel buio degli eventi, nella mancanza di punti di riferimento per la diserzione morale e fisica delle autorità istituzionali e militari scoprirono la luce della propria coscienza: così nacque la Resistenza.
Sarah S.

Ricordo la testimonianza del lodigiano Pacchiarini; così racconta ...
La nostra stazione è importante e dopo l'otto settembre è subito presa dai tedeschi che arrivano con camionette e carri armati.
Ci offrono di lavorare per loro e ci danno tre possibilità: come civili al servizio della stazione o della marina tedesca, oppure come prigionieri in Germania.
Noi scegliamo l'ultima delle tre.
Viaggiamo per cinque giorni chiusi in un carro bestiame, in condizioni disumane, verso la nostra destinazione: il lager di Metz.
Davide P.

Ho davanti agli occhi ciò che mi ha raccontato un amico del nonno.
Il suo papà era partigiano, collaborava a tutte le azioni che venivano organizzate.
Scoperto dai fascisti venne fucilato.
Lui, bambino, si salvò fuggendo, ma di tanto in tanto con gli occhi appannati dalle lacrime si girava per vedere il papà.
Matteo G.

Nel 1943 la Resistenza arrivò anche nel Lodigiano, dove furono in pochi a festeggiare l'armistizio per paura che i Tedeschi potessero sfogare la loro violenza per l'offesa del tradimento subito da parte del nostro paese.
Diversi si dimostrarono aperti e solidali nei confronti di chi aveva bisogno di pane e ospitalità per sfuggire dai nazi-fascisti .
Stefania R.

torna su

Rifletto sul valore della Resistenza

Come ogni mattina per andare a scuola attraverso il parco del mio paese, ma questa mattina è diversa: mi accorgo di uno strano monumento, che da lontano potrebbe sembrare un semplice muro di cemento. Mi avvicino incuriosita ed inizio a leggere: ci sono scritti tanti nomi e cognomi italiani e non, con date che si aggirano agli anni della seconda guerra mondiale. Leggo attentamente il titolo di questo monumento e mi chiedo che cosa voglia dire "caduti."
A scuola  quando la mia professoressa ci ha spiegato gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'Italia negli anni 40, ha spesso parlato dei caduti; soldati e civili che sono morti in guerra. La cosa che più mi ha colpito è che durante la Resistenza, mentre molte famiglie scappavano, gruppi di persone chiamate partigiani, iniziarono a combattere contro il regime nazista e fascista. Se provo a pensare al monumento ricordo che ogni anno, esattamente il 25 aprile, il mio paese organizza una manifestazione che termina con corone di alloro lasciate ai piedi del monumento. L'alloro veniva usato per premiare i vincitori in Grecia, quindi i caduti italiani vengono ricordati come dei vincitori che hanno permesso, grazie al loro coraggio e la consapevolezza di sconfiggere il nazifascismo, di far trionfare la libertà e la democrazia.
Immagino lo scenario di guerra del mio paese: dove ora ci sono case, negozi e scuole, in quegli anni c'era molta confusione, case distrutte, carri armati e soldati pronti a uccidere. I partigiani, nascosti tra gli alberi, si preparavano ad assaltare i soldati, ma avevano armi meno sofisticate. Nonostante  la differenza numerica e la preparazione militare, erano pronti a combattere mettendo a rischio la loro vita. Morirono migliaia di persone senza contare quelle prese come prigionieri. La loro lotta ha permesso di conquistare la libertà. Ora di tutti i nomi che leggo sul monumento vedo davanti a me le persone che mi hanno preparato un Paese libero, fondato sui principi di uguaglianza e democrazia.
Sara G.

torna su


in evidenza
I testi della 3^B

Poesie

 

La speranza, di Maira M.

 

 

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 

raccontami la resistenza

 


piè di pagina