Scuola secondaria di I grado "Antonio Gramsci"
Una sala affollata di ragazzi della scuola secondaria ha partecipato ad un'interessante tavola rotonda sul tema del bullismo; fra i relatori, Sabrina Vailati, educatrice in una comunità di recupero, e Vincenzo Andreous che ha raccontato la sua esperienza.
Numerose sono state le domande rivolte dai ragazzi.
All'incontro erano presenti anche i ragazzi della 4^B e della 5^B della scuola primaria.
Buongiorno a tutti.
Vi ringraziamo per aver accolto il nostro invito.
Io sono Medana e sono la segretaria del Comitato Contro il Bullismo. Ho il compito di tenere il verbale delle nostre riunioni.
Ringraziamo tutte le persone che hanno reso possibile questa iniziativa: innanzitutto Sabrina Vailati e Vincenzo Andraous che sono venuti qui a parlare con noi, la Preside della nostra scuola che ha sempre promosso il nostro lavoro, i genitori pronti ad aiutarci in tutto quello che vogliamo realizzare, il sacerdote della parrocchia che ci ospita oggi, il tecnico del Cinema Aurora che in questo giorni ci ha seguito con pazienza nell'allestimento della sala.
Quest’oggi
Saremo contenti di ascoltare, infine, il vostro parere sul pomeriggio che trascorreremo insieme. Se vorrete intervenire vi preghiamo di segnalarlo alla professoressa Petrocelli in sala.
Come vedrete dai risultati della nostra ricerca, il bullismo fisico nella nostra scuola non è molto diffuso, per fortuna; ci sono tra noi delle prepotenze verbali e isolati comportamenti aggressivi. Ma noi non vogliamo sottovalutare il fenomeno perché potrebbe crescere, come abbiamo visto in questi giorni in altri paesi.
Vi abbiamo invitato perché abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi per costruire un paese dove sia bello abitare, vivere e crescere. Noi stiamo facendo la nostra parte parlandone insieme.
Prima di cominciare vorrei leggervi un piccolo brano tratto dal libro "Ladre di regali" di Aidan Chambers delle edizioni Giunti, è una storia che parla di bullismo, ma anche di amicizia.
"Quella sera a letto Lucy ripensò alla sua giornata. Da quando era arrivata a casa, aveva chiuso fuori dalla sua mente la scuola... Ma adesso, sdraiata nella sua stanza illuminata dalla luce della sera, tutto le tornò in mente facendola star male. Lo stomaco le si strinse ... Sapeva che non avrebbe sopportato che le accadesse di nuovo. Avrebbe potuto resistere a tutto, ma non a quello. Non tollerava di essere presa in giro davanti a tutti e di sentirli ridere delle cose idiote che venivano dette su sua madre e su suo padre. Non riusciva a sopportare che venissero letti i suoi segreti. Non lo sopportava. Quello no. Erano le sue cose personali. Non avevano a vedere con nessun altro" (pagina 101)
Noi non vogliamo lasciare sola Lucy.
Buongiorno a tutti.
Noi siamo Roberto e Davide.
Il nostro comitato è nato a gennaio di quest’anno. Abbiamo sentito la necessità di riunirci perché i fatti che accadevano in altri paesi, come sentivamo alla televisione, ci hanno fatto riflettere e pensare che il bullismo non è un fenomeno da sottovalutare.
Anche nella nostra scuola ci sono stati atti di prepotenza verbale e qualche volta fisica che abbiamo voluto contrastare subito, così abbiamo realizzato alcune iniziative:
Vogliamo mandare un messaggio a tutti i nostri compagni: dobbiamo isolare i prepotenti e non sentirci soli nel disagio. Parlandone è più facile.
Certo non dovete pensare che nella nostra scuola il fenomeno sia diffuso in modo grave; però noi non vogliamo sottovalutarlo. Abbiamo sentito al telegiornale tante notizie, anche drammatiche, di ragazzi e ragazze soli. Abbiamo capito che il bullismo si diffonde tra ragazzi che non si conoscono davvero. Se la conoscenza è profonda, il bullismo non può diffondersi ed è per questo che l'ultima iniziativa di quest'anno prevede una gita insieme per divertirci, conoscerci di più e per stare bene insieme.
Per l'anno prossimo vogliamo curare l'accoglienza dei ragazzi nuovi in arrivo, sia gli alunni delle elementari che andranno in prima media, sia i ragazzi nuovi iscritti nel corso dell'anno che vengono, magari, da altri paesi.
Vogliamo che chi arriva da noi possa contare su chi già c'è. Vi ringraziamo ancora e lasciamo la parola alla professoressa che ci mostrerà i risultati della ricerca.
Sono stato invitato a un incontro con gli alunni delle scuole secondarie di 1° grado, con la presenza degli insegnanti e di alcuni medici di base.
Ho raccontato la mia adolescenza da bullo, da prevaricatore: un cancellino lanciato alle spalle della maestra, la gomitata sulla testa del compagno più debole, il gioco del capro espiatorio che ingiustamente patisce le pene dell’inferno, e calcio dopo calcio, silenzio dopo silenzio, il gruppo si rafforza, tutti dentro quel territorio ben delimitato.
I ragazzini stanno fermi sulle sedie, ascoltano la mia storia raccontata piano, comprendono che non è quella dei videogames, dei violenti scambiati per eroi, bensì è la storia della vergogna.
Bulli crescono intorno a una equipe senza tanto tempo a disposizione, attraverso un giudizio espresso senza titolo, con l’impossibilità a leggere più in là di un voto elargito a piene mani.
Prepotenti e sprinter dell'immediato bruciano le tappe nell'indifferenza colpevole, in quel cancellino lanciato, senza il timore del dazio da pagare, perché nessuno parlerà, nella sfida scagliata senza troppi inciampi, tatuaggi invisibili di medaglie guadagnate sul campo, un potere riconosciuto, che assomiglia a una condanna senza appello.
I bulli crescono e gli insegnanti sopravvivono, i genitori indisturbati sono in gara per poter vincere il traguardo del benessere, ognuno gioca la propria partita evitando la fatica di un confronto, un comportamento incomprensibile soprattutto da parte di chi è persona pratica della lettura, dell'osservare e ascoltare, di chi annota, verifica, e elabora strategie, per tentare di sfiorare quelle note nascoste, importanti al punto da rimanerne emozionati.
Adolescenti contaminati si addentrano nella trasgressione, nella devianza, mentre la società si dibatte nelle norme poco condivise, nel rigore e nella severità da usare chiaramente per l'altro, non per il proprio figlio.
Vittime e carnefici diventano carne da macello, c'è chi muore e c'è chi rimane oltraggiato per l'intera esistenza.
I ragazzi mi guardano, la mia storia li fa preoccupare, perché con le malefatte perpetrate, prima o poi occorrerà farci i conti, nessuno è infallibile, e nessuno può pensare di continuare a fare il furbo impunito a spese del compagno.
L'incontro è con i ragazzi, sono qui per loro, perché non abbiano a fare i miei stessi errori da bullo, ma poi è con chi educa che si protrae la discussione, perché non sapere e quindi non intervenire, spiana la strada al riconoscimento di un potere vero e proprio del bullo all'interno del gruppo, e peggio dentro l'Istituzione.
Il prepotente che emargina il più debole, che esclude gli altri, che colpisce e infierisce, per guadagnare consenso, non è un problema abortito dalla scuola, ma una lacerazione della relazione, che produce incapacità a convivere, nonchè una forzatura al crescere insieme.
È davvero necessario che poli convergenti della collettività si incontrino e si confrontino: studenti, insegnanti, genitori, esperti, per far nascere delle idee e aiutare a diventare adulti insieme, ben sapendo, che se uno solo di questi poli sarà messo in "fuorigioco", l'intero progetto è destinato a fallire.